sabato 31 gennaio 2009

Il Comunicatore 2.0

Ho ricevuto dalla StakaStagista, a parer mio uno degli elementi più validi del primo progetto BlogLab, un interessante questionario sul comunicatore 2.0. Pubblico volentieri le mie risposte ed invito chiunque voglia farlo a fare lo stesso :)

1: Secondo la tua esperienza e i tuoi pensieri, cosa realmente è cambiato nel modo di fare comunicazione aziendale (soprattutto esterna) con il web 2.0 e i social media?
Ritengo ci sia una maggiore trasparenza ed un maggiore propensione all’ascolto, inizialmente dovute alla paura di avere la reputazione distrutta dalle conversazioni del web e successivamente consolidatasi, grazie ad alcuni esempi che hanno mostrato come sia possibile migliorare grazie ai propri utenti. Qualche anno fa, in pochi avrebbero saputo quanto accaduto al Carrefour di Assago e l’azienda avrebbe potuto sorvolare sull’accaduto.

2: Quali sono alcuni esempi importanti di aziende italiane che utilizzano strumenti 2.0, totalmente o in parte, nella loro comunicazione aziendale (è possibile fare riferimento sia a grandi aziende che a start up)?
Se dovessi sceglierne una direi il Gruppo Fiat, senza ombra di dubbio. Sono ottimi esempi il blog lanciato per promuovere la Bravo, la community nata per la Nuova 500. Poi ci sono gli spot TV per l’Alfa MiTo, realizzati dagli utenti del web e la via del meta-mondo, percorsa in occasione del lancio su Second Life della nuova Lancia Delta.

3: Quali erano, secondo te, le conoscenze e i requisiti che in passato doveva avere chi si occupava di comunicazione aziendale (specificare sia requisiti professionali e tecnici che attitudini caratteriali e comportamentali)?
Capacità di esposizione, conoscenza dell’argomento trattato, conoscenza delle dinamiche dei media, conoscenza del target di riferimento.

4: Attualmente, invece, quali sono i requisiti di un comunicatore 2.0 (specificare sia requisiti professionali e tecnici che attitudini caratteriali e comportamentali)?
Capacità d’ascolto e d’esposizione, estrema conoscenza nell’argomento trattato, conoscenza delle dinamiche del web 2.0 e dei media, conoscenza delle persone di riferimento, saper utilizzare i nuovi strumenti di comunicazione online, umiltà, curiosità, inventiva, socialità, socievolezza.

5: Stabiliti i requisiti precedenti, secondo te, ci sono delle competenze, conoscenze o capacità del passato che possono ancora essere utili ad un comunicatore 2.0? Se si, quali?
Tutto, ma rivisto in chiave 2.0.

6: Quanto è importante che un comunicatore conosca, usi e sappia gestire blog, podcast, wiki, social network…ecc? E Perché?
E’ fondamentale. Non è possibile comprendere appieno il fenomeno se non ci si immerge dentro. Questo non vuol dire che tutti debbano aprire un blog o pubblicare podcast. Conoscere questi strumenti è importante per ascoltare e conversare.

7: La conoscenza della lingua inglese nel profilo di un comunicatore, secondo te, ha la stessa importanza rispetto al passato? Oppure maggiore o minore? E perché?
Sicuramente maggiore. I contatti con l’estero sono enormemente facilitati dai nuovi strumenti di comunicazione. Inoltre, le cose cambiano molto più velocemente che in passato e le novità arrivano spesso da oltre confine.

8: Quanto effettivamente le aziende italiane (medio o grandi che siano) adottano, nel settore della comunicazione, metodologie e sistemi di assunzione focalizzati sull’analisi e sulla richiesta di specifici requisiti riguardanti il nuovo modo di intendere il web e le relazioni?
Difficile dare una risposta. Non credo sia alto il numero di aziende che richiedono queste capacità, almeno non ancora. Un indizio è dato dai form di compilazione di curriculum online. Le voci blog, social network e simili compaiono assai di rado.

9: Infine, ti chiedo i 3 aggettivi che meglio descrivono un buon comunicatore 2.0
Curioso, socievole, attento.

mercoledì 24 dicembre 2008

Buon Natale

Sono passati due mesi dal mio ultimo post e tornare a scrivere mi imbarazza un po'. La voglia di augurarvi un Buon Natale ed un Felice Anno, però, era tanta e non potevo non scrivere queste poche righe.

A tutti coloro che son passati, passano o passeranno da qui, ma anche a chi non passerà..

BUONE FESTE!


domenica 26 ottobre 2008

Reputazione online: il caso Carrefour

In attesa di sapere se e quando nascerà un bel fiore in stile De Andrè, è il caso di scrivere un post su un fatto che testimonia, tra le tante cose, come nell'era del web 2.0 la reputazione delle aziende sia messa a dura prova. La vicenda è quella che ha visto Barbara e il figlio Alexander vittime dell'ignoranza al Carrefour di Assago.



I fatti. Lo scorso settembre Barbara porta il suo Alex al Carrefour di Assago, luogo dove il bambino avrebbe potuto ammirare Saetta McQueen, auto protagonista del film di animazione Cars e suo idolo. Alex è un bambino autistico e, di fronte alla bellezza dell'auto, rimane qualche secondo a guardarla, "intralciando" il lavoro del fotografo che aveva il compito di immortalarlo con l'auto e facendo attendere qualche secondo in più gli altri bambini e genitori, anch'essi in fila per una foto. Spazientiti e privi di sensibilità, fotografo e assistente allontanano Alex. Qualcuno lo chiama scemo, la madre lo porta via. Una hostess del carrefour le dice che non avrebbe dovuto portare tra la gente Alex, perchè non normale.

Delusa e arrabbiata, Barbara pubblica una lettera sul suo blog, nella quale denuncia il fatto. Nel giro di poco tempo si scatena la solidarietà della rete. Centinaia di commenti (oggi un migliaio), decine di post pubblicati e numerose mail di protesta inviate all'azienda francese.

La risposta dell'azienda arriva dopo qualche giorno e nel modo migliore. Una telefonata di scuse a Barbara, il tentativo di identificare la hostess, la proposta di un risarcimento "morale" per Alex e, soprattutto, la volontà di non insabbiare il caso, ma di farne esempio, in modo da evitarne il ripetersi e imporre maggiore attenzione al personale di Carrefour. Risposte sono arrivate anche alle mail di protesta degli internauti.

Barbara vorrebbe che l'azienda indicesse una raccolta fondi per un’associazione di ricerca che si occupi di studiare l’autismo. Un bel fiore che permetterebbe a Carrefour di trasformare un evento negativo in opportunità.


Approfondimenti video:

Servizio TG3 Lombardia

Intervista a Barbara

Servizio TG1

martedì 21 ottobre 2008

Il problema dei licenziamenti nell'era del Web 2.0

Avreste mai pensato che l'attuale crisi finanziaria americana potesse essere un'opportunità per le aziende? Questo è quanto afferma Michael Arrington di TechCrunch. Secondo lo statunitense tale situazione "è un'opportunità unica per liberarsi dei rami secchi", poichè la crisi farebbe da parafulmine nei confronti di una eventuale attenzione negativa della stampa. “Fino agli anni ’90, le società potevano mandare a casa i propri lavoratori senza paura di una cattiva pubblicità a meno che non fossero aziende di grandi dimensioni con tagli massicci, Nessun giornale si sarebbe mai occupato di una giovane start up che cacciava un terzo dei suoi dipendenti", scrive Arrington. "Ma in quest’epoca in cui ognuno è un editore, basta un secondo perché un impiegato licenziato scriva un messaggio su Twitter o lo pubblichi su un blog e la voce si diffonda su tutta la Rete. Un’impresa che licenzia i suoi dipendenti viene automaticamente identificata come perdente, non riesce più a ottenere articoli positivi sulla stampa, è impossibilitata ad assumere talenti e a chiudere accordi per nuovi finanziamenti. Almeno era così fino a oggi. Le imprese che hanno licenziato qualcuno la scorsa settimana, se la sono cavate generalmente con una pacca sulla spalla e con i complimenti per essere economicamente prudenti”.


[via LaStampa.it]

mercoledì 15 ottobre 2008

Non abbandonarlo!

Si parla di corporate blog. Lo so, il titolo pare preso da una campagna contro l'abbandono dei cani ma, in fondo, avere un blog è quasi come avere un simpatico quadrupede: una volta preso l'impegno, ci vuole tanta dedizione. Proprio questa dedizione, però, pare manchi in alcune tra quelle aziende che scelgono di intraprendere la strada del corporate blogging. Spulciando il mio reader, infatti, ho trovato alcuni post che evidenziano come le aziende che aprono un blog, per poi aggiornarlo sempre meno, sono parecchie. E non si tratta solo di realtà meno conosciute, ma anche di compagnie aeree come JetBlue Airlines o multinazionali del calibro di Accenture. Tutta gente che, probabilmente, non ha letto il recente decalogo di Alessio Iacona e, in particolare, il "divieto" numero 8, nel quale si parla dell'importanza di un piano editoriale che garantisca una buona frequenza di post.


Poi c'è anche chi promette una newsletter che non arriverà mai. Mezzo differente, ma identico errore!

martedì 7 ottobre 2008

YouTube Game: questione di business

È passato un po' di tempo dal mio ultimo post e, nel frattempo, di cose nel web ne sono accadute parecchie. È successo, ad esempio, che si diffondesse la voce di un videogioco su YouTube realizzato dall'azienda indiana Hexolabs e che Corriere.it pubblicasse, in seguito, una lista di giochi realizzati sul "Tubo" di Google. Tutte iniziative degne di nota, anche se quello dell'azienda indiana pare essere un progetto più articolato.


Partendo dal dato che il 16% degli utenti internet utilizza YouTube, Hexolabs sottolinea la perdita di valore dei banner, in un contesto che vede lo streaming video sempre più attraente e, dunque, utile per la gestione online del brand. Da qui l'idea di realizzare un gioco, sfruttanto le annotazioni di YouTube (come fatto anche da Samsung) e svolgere una ricerca che dimostrasse come i video interattivi incrementano l'attenzione dell'utente. Per ricevere il report, a quanto pare, basta mandare una mail. Naturalmente, non potevo non farlo.


In attesa di una risposta, vi lascio al gioco, nel quale dovrete fare da "angelo custode" ad un'auto, impegnata nell'affrontare il più arduo dei percorsi, tra fiamme, burroni, rocce ed ostacoli di ogni genere. Nove livelli, nei quali non intervenire può rivelarsi molto divertente.



sabato 20 settembre 2008

Best Global Brands: Google decimo

Leggo su Repubblica che è stata stilata, da Interbrand, la classifica dei 100 marchi più preziosi del 2008. Nei primi 10 posti, ben 4 brand informatici. Ai già presenti Ibm, Microsoft e Intel, si è aggiunto Google, con un incremento del 43% sul suo valore, rispetto al 2007. A dominare la classifica, da sempre, Coca Cola.